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percorso delle architetture
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parco barni

Il Parco, acquisito negli anni '70 dal Comune di Canzo direttamente dai proprietari dell'omonima villa, è oggi importante punto di aggregazione per la comunità canzese e sede di numerosi eventi che animano in particolar modo la stagione estiva. All'interno del Parco si contano oltre 200 piante appartenenti a una quarantina di specie diverse, tra cui il Cedro dell'Himalaya, la Magnolia e l'Ippocastano. Al centro del Parco si può ammirare ciò che resta di due manufatti in pietra, uno dei quali costituiva il “belvedere” della Villa, costruito su una collina artificiale e recentemente restaurato. A nord del belvedere, verso l'uscita che si affaccia su Via Roma si trova il fabbricato delle antiche serre della villa: per la sua singolare forma, con colonne in granito e strutture in ferro, si tratta di una serra di pregio risalente al 1800 composta da un corpo in muratura con tre archi a pieno sesto e invetriate. Recentemente ristrutturata ospita oggi la sede dello “Spazio Incontri Raverta” adibito ad esposizione temporanea di mostre di arte. Verso l'uscita di Via Volta, si può ammirare, sul bacino del preesistente laghetto, l'“Oasi della Meditazione”, inaugurata nel 2014 e dedicata al pacifista canzese Moreno Locatelli, ucciso a Vrbanja di Sarajevo il 3 ottobre 1993.

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teatro sociale

La fondazione della “Società del Teatro di Canzo” risale al 1828 per volontà di agiati cittadini, proprietari terrieri e villeggianti, desiderosi di veder rappresentare delle opere. L'edificio rispecchia i canoni del neoclassicismo: semplicità, eleganza e rigore nelle forme si ritrovano in una costruzione che non voleva essere “monumento” ma “espressione di una funzione sociale”. Il progetto e la costruzione del teatro Sociale, iniziati nel 1828 e conclusi nell'autunno del 1829, furono affidati all'architetto milanese Gaetano Besia. Gli affreschi della volta sono pregiato lavoro del pittore Tessa. Sanquirico, scenografo ufficiale del teatro alla Scala di Milano dal 1817 al 1832, realizzò il sipario. Dopo varie vicessitudini il Sociale passò in proprietà, dalla fine del secondo conflitto mondiale, al Comune, e continuò a funzionare come cinema e occasionalmente come teatro fino alla definitiva chiusura. Nel 1985 iniziarono i lavori di restauro e di ammodernamento, promossi dall'Amministrazione, che hanno riguardato sia l'esterno che l'interno dell'edificio. I lavori, terminati nel 1990, riportarono all'antico splendore una struttura che costituisce un vanto per Canzo oltre che un centro di cultura per l'intero territorio circostante.

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monumento ai caduti

Collocato all'inizio dell'abitato centrale in posizione privilegiata, l'imponente opera venne realizzata nel 1928 dallo scultore bergamasco, socio onorario dell'Accademia di Brera, Giovanni Avogadri (1885-1971) in onore ai caduti e dispersi della Prima Guerra Mondiale. La struttura si presenta circondata da un'aiuola che isola e protegge l'insieme scultoreo. La base è in granito, fornito dall'allora podestà Attilio Porroni, proprietario di una ditta per la lavorazione della pietra. Il materiale usato è di tre tipologie diverse, un solido granito di contorno, il marmo chiaro per la figura centrale e il bronzo per le due figure laterali. Le figure rappresentano simbolicamente i caduti per la guerra e la prigionia; anche la Morte assume simbolicamente la figura umana di una donna che cala dall'alto e avvolge i corpi con i suoi panneggi. L'anno di edificazione si legge nella piastra in metallo posta sotto la lampada di pietra centrale: “Come la lampada perenne, imperituro sarà il ricordo. L'Associazione nazionale Combattenti, di Canzo, 10 Giugno 1928, anno VI” A metà del secolo scorso sono stati inseriti anche i nomi dei caduti del secondo conflitto, innalzando pertanto il monumento a simbolo dei caduti e dispersi di tutte le guerre.

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palazzo tentorio

Palazzo Tentorio prende il nome della famiglia che lo acquistò nel 1706. La ricchezza dei Tentorio si fondava sul commercio dei panni di lana, attività iniziata nel 1649 da Carlo Tentorio; la sua famiglia lasciò una chiara impronta della sua presenza a Canzo per la generosità con cui contribuì alla costruzione della chiesa parrocchiale. La proprietà del palazzo rimase ai Tentorio per oltre un secolo: nel 1828 lo stabile e le sue pertinenze furono acquistate dai fratelli Gavazzi, antica famiglia canzese in quegli anni impegnata nello sviluppo dell'industria serica. Nel novembre 1889 il palazzo fu acquistato dal Comune per alloggiarvi la scuola, “causa l'insufficienza dei locali della scuola attuale”. Unitamente alle aule, l'edificio ospitò gli uffici comunali, fin quando le aumentate esigenze amministrative e le precarie condizioni dello stabile indussero alla sua ristrutturazione e alla realizzazione ex novo, nell'area retrostante, di uffici più funzionali: i lavori, iniziati nel 1999 su progetto selezionato tramite concorso di idee, videro il restauro dell'antico Palazzo e la creazione di una struttura moderna e funzionale composta da due parti distinte: il portico e la torre.

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ponte delle stelline

Probabilmente l'attuale ponte presente nel grandioso e composito complesso della Villa Meda è certo il risultato di un ultimo intervento fatto nel 1700 su un pre-esistente e più antico ponte appartenente alla villa e posto a congiunzione tra l'abitato di San Francesco e la villa padronale della famiglia Meda. Per la sua particolare posizione il ponte faceva parte del giardino e il torrente Ravella non era il solito confine naturale della villa, come nelle altre abitazioni adiacenti, ma era inglobato e utilizzato in funzione paesaggistica. I Conti Meda avevano così richiesto una funzione scenografica anche al ponte, che si presenta dal corpo settecentesco della villa con un asse prospettico longitudinale che parte dal portichetto che dà al giardino e prosegue in un viale prospettico con pilastrini e vasi. Il ponte era quindi privato ed era in sostanza un corpo appartenente al giardino che sfociava in uno spazio ben preciso e culminava in un ninfeo monumentale barocco ancora oggi in parte visibile, affrescato a paesaggio. Appena a fianco di questo fondale, dal muro di cinta, emerge un ulteriore elemento architettonico scenografico con coronamento rettilineo a guscia entro cui è un portone ad arco, accesso diretto al giardino e collegamento tra la villa e la contigua antica chiesetta di San Francesco.

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villa meda - battistero

L'edificio ottagonale denominato dai canzesi “Battistero” è lo scheletro della cappella-oratorio che faceva parte dell'antica villa della famiglia Meda, prima villa di campagna e poi signorile abitazione modificata dall'insigne architetto Simone Cantoni (1739-1818). L'edificio ottagonale sembra proprio uno degli ambienti che maggiormente rispecchiano la scelta dell'Architetto di trasformare una casa di campagna in un mirabile esempi di neoclassico, secondo i canoni dell'epoca. Il Battistero risulta infatti affiancato all'ala nobile di rappresentanza e si presenta con una forma geometrica pulita. Quello che si coglie immediatamente è la bella proporzione della costruzione, internamente a forme tondeggianti, scandita dalla linearità delle otto colonne in pietra presenti all'interno dell'edificio. Queste si innalzano rettilinee con una sovrapposizione di conci in pietra che variano dal colore più scuro alle tonalità più chiare verso la sommità. La semplicità delle pietre squadrate che fanno da capitello ben si sposa con l'armonia delle travi incurvate che legano una colonna all'altra sottolineando la forma circolare interna. Il progetto dell'architetto non fu completato al suo interno e la mancanza di finiture lo rende ancora più affascinate, particolare e suggestivo. Attualmente è una delle sedi promosse a Casa Comunale per la celebrazione di matrimoni civili.

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coperto di san miro

Il vecchio Coperto (o Coperchio) indica il posto dove si racconta che San Miro salutò la popolazione canzese prima di partire per l'alto Lago di Como. Anticamente, prima del nuovo dipinto, ve n'era uno di antica fattura realizzato su lastra di rame che descriveva il momento in cui San Miro chiese ai canzesi quale dono volessero da Lui prima di abbandonare per sempre il borgo. La storia popolare dice che fu la voce di un bambino ad emergere tra la folla e chiedere al santo il dono dell'acqua. Il nuovo dipinto, realizzato nel 1981 dal pittore canzese Walter Cremonini, ben raffigura questo momento: sulla sinistra l'immagine del bambino in braccio alla mamma intento a chiedere al Santo l'acqua necessaria al popolo canzese, al centro l'imponente maestosa figura di San Miro nella veste di frate francescano che sembra rispondere alla richiesta della voce dell'innocenza. A corona di questo singolare avvenimento vi sono le coppie di famiglie che, sulla destra, partecipano meravigliate a questo importante evento. La falda del tetto che ricopre il dipinto ricorda come il Coperto fosse, anticamente, uno spazio di riunione della comunità: nelle mappe del catasto Teresiano è riportato come portico sorretto da due pilastri.

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mercato coperto

Il vecchio Coperto (o Coperchio) indica il posto dove si racconta che San Miro salutò la popolazione canzese prima di partire per l'alto Lago di Como. Anticamente, prima del nuovo dipinto, ve n'era uno di antica fattura realizzato su lastra di rame che descriveva il momento in cui San Miro chiese ai canzesi quale dono volessero da Lui prima di abbandonare per sempre il borgo. La storia popolare dice che fu la voce di un bambino ad emergere tra la folla e chiedere al santo il dono dell'acqua. Il nuovo dipinto, realizzato nel 1981 dal pittore canzese Walter Cremonini, ben raffigura questo momento: sulla sinistra l'immagine del bambino in braccio alla mamma intento a chiedere al Santo l'acqua necessaria al popolo canzese, al centro l'imponente maestosa figura di San Miro nella veste di frate francescano che sembra rispondere alla richiesta della voce dell'innocenza. A corona di questo singolare avvenimento vi sono le coppie di famiglie che, sulla destra, partecipano meravigliate a questo importante evento. La falda del tetto che ricopre il dipinto ricorda come il Coperto fosse, anticamente, uno spazio di riunione della comunità: nelle mappe del catasto Teresiano è riportato come portico sorretto da due pilastri.

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villa rizzoli ex magni

L'abitazione, progettata dall' architetto Fenoglio in uno stile fantasioso neo-medioevale, sorge in una posizione elevata rispetto all'abitato di Canzo e fu costruita dal 1903 al 1906. La collinetta, anticamente conosciuta con il nome di "Grimello" fu venduta all'industriale Magno Magni dai Gavazzi, nobili filandieri locali. Quando il Magni decise di costruirsi una grande villa nel suo paese natale, essendo profondamente legato all'ambiente vicentino dove viveva, fece trasferire a Canzo per la costruzione della dimora non soltanto molti materiali, come per esempio enormi quantità di "pietra di Vicenza", ma anche maestranze locali vicentine come scalpellini, ebanisti e decoratori. La Villa fu realizzata quasi interamente in pietra a vista, con taglio regolare. Esternamente si presenta a balconate e terrazze multiple, che danno all'insieme dell'edificio una particolare fisionomia che ha reso celebre la Villa in tutto il territorio brianzolo. Le stanze interne sono tutte elaborate in forme diverse e con stili architettonici differenti. La singolarità della Villa ci coglie già all'ingresso del viale, con l'immagine della pregevole cancellata opera di maestri fabbri e la linearità della pietra grigia squadrata, armonicamente presente in tutta la dimora.

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filanda salvatore fiume

Alla fine del Settecento si contavano a Canzo ben nove filande, che davano lavoro a duecento persone: Canzo era secondo solo al Lecchese. Verso la metà dell'Ottocento quella di Carlo Verza annoverava 1300 dipendenti. Su modello dei Crespi a Canonica d'Adda ed altri, il Verza volle costruire una società operaia isolata dal resto del territorio, dipendente soltanto dalla volontà del padrone, anche attraverso un'istruzione giornaliera mirata. Lo stabile della filanda Verza, cento e più anni dopo, sarebbe stato in parte acquistato da Salvatore Fiume, uno dei massimi pittori italiani del novecento; l'artista si stabilì a Canzo nel 1946 adattando a studio parte dell'ala sud della vecchia filanda, che dal 1952 divenne anche la sua residenza. La famiglia Conti-Valsecchi, proprietaria dell'altra metà dello stabile, continuò l'antico utilizzo dell'acqua motrice con la costruzione di una piccola turbina, e conservò e restaurò l'intero edificio. Oggi i due cortili della filanda si sono trasformati in tre cortili abitati. Particolarmente visibile l'antica ciminiera in mattoni.